Legno vecchio. Le radici del passato. Il calore di oggi.
L'abete rosso rappresenta l'immortalità e la vita eterna. Le sue fronde sempreverdi simboleggiano il solstizio d'inverno, ovvero, come il Natale il ritorno della luce e la rinascita verso una nuova primavera. Del corpo, dell'anima e della mente.
Il toponimo "Manzàr", frequente con diverse varianti in molte località alpine, indica un edificio e una zona della montagna di Castelfondo dove in estate alpeggiavano i bovini giovani, cioè vitelli e manzi. Oggi vi pascolano anche i cavalli. Nonostante le famiglie contadine di Castelfondo siano fortemente diminuite in numero, la consuetudine dell'alpeggio al "Manzàr" è ancora viva.
Questa stanza è rivestita e arredata con legno di abete rosso della fine dell'Ottocento. Lo abbiamo recuperato nella casa di Addolorata e Germano, i nostri cari nonni. Nata nel 1914, a sei anni Addolorata andava a pascolare in montagna, da sola o con tre o quattro bambine o bambini. Si sfamava con un po' di polenta e un pezzetto di formaggio. Per le bambine e i bambini di una volta, pascolare il bestiame era una necessità e una consuetudine.
L'abete rosso è la pianta più diffusa nei boschi e nella montagna di Castelfondo. Caratterizza fortemente il paesaggio e il suo legname è usato in edilizia, in falegnameria e come combustibile. È un albero essenziale per l'economia forestale di Castelfondo e di moltissime comunità alpine. La resina di abete rosso era usata come rimedio empirico per curare alcune manifestazioni cutanee. L'olio essenziale ha proprietà balsamiche e lenitive.